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Fara Editore (TerrEmerse),
2003 - ISBN 8887808376 - pagine 80 - € 7,00
Non è facile scrivere racconti così belli. Helene Paraskeva, sa
indagare nei pensieri, nelle debolezze, nei tic dei suoi personaggi
con una vividezza ironica e implacabile che ci immerge subito nella
"storia". Come dicono alcuni versi di E. Dickinson: “I measure every
Grief I meet / With narrow, probing Eyes - / I wonder if It weights
like Mine - / Or has an Easier size…”. Ci sembra di non essere
lettori, ma compagni del narratore. Uno stile asciutto, icastico,
pieno di ritmo, che tiene avvinti e fa riflettere con l’eleganza che
caratterizza la scrittura dei grandi autori di quelle piccole (ma
solo in senso spaziotemporale) storie che sono i racconti brevi.
"Cuciva e cuciva, quindi la signora Mattesi e non finiva mai di
cucire reggiseni. Prima cuciva le coppe taglia 0, 1, 2, 3, 4, 5 e
perfino la 6. Quest'ultima taglia incuteva a tutti timore e
venerazione, in quanto simbolo dell'eterna lotta tra vanità e forza
di gravità..." Così racconta la greca Helene Paraskeva nel suo libro
pubblicato da FaraEditore, Il tragediometro e altri racconti.
Ma una scrittrice greca di origine e italiana di adozione di che
nazionalità si sente nella vita di tutti i giorni? "Mi sento
straniera in Italia come in Grecia. Mi sento a casa solo quando sono
insieme ad altri scrittori migranti".
(dalla nota editoriale)
Il Tragediometro e altri racconti ha vinto il Primo Premio del
concorso "Pubblica con Noi" e si è classificata seconda al “25°
Premio Internazionale Città di Moncalieri”.
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Il "Tragediometro e Altre
Storie" ha la valenza del ritorno nei luoghi di memoria. Il ritorno
può essere lungo o breve, definitivo o provvisorio. Può essere
avventuroso e gratificante, come quello di Ulisse, o tragico, come
quello di Agamennone. Nel ritorno c'è l'angoscia della partenza,
l'impatto dell'arrivo e l'affanno per recuperare il tempo trascorso
"altrove". Ritornare comporta dimostrare di non aver "tagliato i
ponti". E soprattutto il ritorno è un confronto, ricordiamo quello
di Ulisse con i pretendenti.
"Il Tragediometro…" nasce nella scena iniziale, non solo
cronologicamente ma anche in senso eziologico. Mentre la scena
iniziale, che può essere un avvenimento "storico" come un colpo di
stato, una guerra, l'occupazione dal nemico o una semplice lite nel
quartiere, accade in primo piano, il personaggio, che fino ad ora è
stato testimone stando all'ombra, comincia ad allontanarsi portando
con sé l'emozione dell'evento. Si allontana ancora nel tempo e nello
spazio. Si allontana parecchio, anche culturalmente. Emigra.
I racconti de "Il Tragediometro…" sono rituali di ritorni in quei
luoghi di memoria. E trattandosi di rituali apotropaici, che fungono
per scacciare il male, sono accompagnati da musica e risate, sin
dall'Introduzione.
A volte i personaggi si muovono con leggerezza. Nel "Quella sera che
il bacio...", le scene comiche si alternano a riflessioni più o meno
serie. Ma il personaggio rimane sulla leggerezza. Rabbia,
frustrazione e ira sono controllate e mutuate da umorismo e ironia.
Il rischio - A volte il sentimento controllato porta a
giocare "giochi" d'anticipo, che, sebbene divertenti, rischiano di
trasformare la comunicazione in uno specchio che riflette i
reciproci pregiudizi all'infinito.
Lo svantaggio - A volte l'emozione incontrollata può
comportare una "retrocessione" culturale e sociale. L'emozione
soffoca, toglie la parola, rende stranieri. L'emozione dello
straniero lo rende due volte straniero, un alieno.
Il pensiero disciplinato - La razionalità e l'ispirazione
artistica, invece, salvano dall'auto-commiserazione e sviluppano
l'originalità e il pensiero divergente, come in "Balanzà l'acacia
del tradimento" e in "Tempi Illuminati".
Quando scrivevo "Ai Giovani", un racconto che parla di guerra e
occupazione dal nemico, temevo di essere anacronisticamente patetica
ma l'attualità mi ha dato torto, purtroppo.
Infine, vorrei spendere due parole per "Da Sisifo" e "La Prima
Passione di Queen Lady Blue". Il primo, che per me è un tentativo di
avvicinamento agli elementi di "eros e thanatos" attraverso le
strettoie delle parole-non-parole, è stato anche definito un po'
"hard" o "osè". Bene. Hanif Kureishi ha iniziato la carriera
scrivendo racconti "hard" per vivere. Dà da pensare…
"La Prima Passione di Queen Lady Blue", non è il racconto di "una
Drag Queen alle prime esperienze". "Queen Lady Blue c'est moi!"
Helene Paraskeva
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Non
stupisce che questi racconti siano stati premiati, non stupisce
perché sono davvero belli, con i loro personaggi che sono sempre in
bilico tra rassegnazione (il tragediometro) e ribellione, una scelta
che ogni volta richiede tempo, ma ha un che di inesorabile È così
nel primo racconto, quando deve scegliere tra due ragazzi, ma questa
decisione viene tragicamente interrotta dal colpo di stato. È così
nel racconto della madre che cuce reggiseno e anche negli altri
racconti. Ma ogni volta la ribellione della protagonista del
racconto ha un che di catartico, di entusiasmante. Un libro che si
legge in un fiato!
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